Un viaggio di gruppo in Cina è un’esperienza intensa, organizzata ma comunque ricca di scoperte. Sempre accompagnati da una guida locale che parla italiano e che aiuta a capire cultura, storia e abitudini del posto.
Il rientro da un viaggio così intenso in Cina, dopo aver attraversato città come
Pechino, Datong, Pingyao, Xi’an, Shanghai
è una miscela complessa di emozioni che continua a sedimentare anche giorni dopo l’arrivo a casa.
C’è innanzitutto una sensazione di spaesamento. Torni alla quotidianità, ma qualcosa non combacia subito: i ritmi sembrano più lenti, i suoni diversi, persino l’aria ha un altro peso.
Dopo aver camminato tra la monumentalità della Grande Muraglia o tra i silenzi sospesi delle grotte di Grotte di Yungang, che restano nella memoria come un luogo quasi fuori dal tempo: statue scolpite nella roccia che trasmettono una calma profonda fino all’arrivo al Tempio Sospeso che ci ha lasciato sensazioni fuori dal tempo.
Poi arriva la nostalgia, improvvisa e concreta. Magari scatta davanti a una foto: il ricordo delle lanterne rosse di Pingyao al tramonto, il brusio dei mercati serali, l’odore speziato del cibo di strada. Ti mancano anche le piccole difficoltà : la lingua, i gesti, il dover interpretare ogni situazione perché erano parte dell’avventura.
C’è anche una forma di meraviglia che resta. Le immagini dell’Esercito di Terracotta riaffiorano come qualcosa di irreale, migliaia di volti diversi, immobili ma incredibilmente presenti. Anche dopo il rientro, quell’immagine torna all’improvviso, quasi a ricordarti quanto il mondo sia più vasto e complesso di quanto appaia nella routine quotidiana, quasi impossibile da aver visto davvero. Allo stesso modo, i contrasti di Shanghai — tra grattacieli e vicoli — continuano a sorprenderti anche nel ricordo, come se quella città esistesse su più livelli contemporaneamente.
Accanto a tutto questo, spesso emerge una nuova consapevolezza. Viaggiare in un paese così diverso costringe a rivedere abitudini, certezze, modi di pensare. Tornando, ti accorgi di guardare anche la tua realtà con occhi leggermente diversi, più curiosi, forse più aperti.
Infine, c’è una sottile gratitudine. Per ciò che hai visto, per le persone con cui hai condiviso il viaggio, per esserti trovato dall’altra parte del mondo e averne fatto esperienza diretta. Non è un’emozione rumorosa, ma rimane, stabile, come un filo continuo che lega il “prima” e il “dopo” del viaggio.
Grazie ai miei compagni di viaggio: Antonella, Carmen, Cristina, Elva, Enza, Gabriella, Ignazio, Marcello, Marina, Piera, Nicoletta, Rosalba, Rosanna, Silvano.
Daniela Putortì
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